CONFLITTO IN MEDIO ORIENTE: MERCATI E TRASPORTI SOTTO PRESSIONE
Il settore dei trasporti è tra i più colpiti dal conflitto in Medio Oriente. Il gigante navale Maersk ha sospeso le operazioni nel Golfo, dirottando le rotte verso il Capo di Buona Speranza, aggiungendo 10-15 giorni di navigazione e costi di carburante esorbitanti. Anche le compagnie aeree non sono immuni: Emirates ha dovuto cancellare migliaia di voli a causa della chiusura degli spazi aerei di Emirati Arabi Uniti, Qatar e Kuwait.
A peggiorare il quadro, l’impennata dei costi assicurativi: i premi per il rischio bellico sono decollati dallo 0,05% a oltre lo 0,5% del valore delle navi, rendendo molte rotte economicamente insostenibili. Se la guerra dovesse protrarsi oltre due o tre mesi, aumenterebbero significativamente le probabilità di recessione
globale e di pressione inflattiva persistente, con il rischio concreto di stagflazione in diverse aree del mondo.
Due punti strategici tengono il mondo col fiato sospeso. Lo Stretto di Hormuz resta la leva più potente dell’Iran, che potrebbe continuare a minacciare il traffico marittimo, costringendo gli Usa a costruire coalizioni internazionali per garantire la sicurezza dei commerci. Il secondo nodo è il coinvolgimento dei Paesi vicini: Emirati, Arabia Saudita, Qatar e Giordania vivono sotto costante minaccia di attacchi o detriti di missili intercettati. L’Europa si prepara: Francia e Regno Unito sono già operative e il rapporto ipotizza un possibile intervento anche dell’Italia.
Per chi vive o lavora in queste aree, International SOS raccomanda vigilanza massima: monitorare voli e cancellazioni, avere documenti pronti per eventuali evacuazioni e evitare siti sensibili come ambasciate e basi militari straniere. Il conflitto ha imposto una “nuova normalità”: incertezza costante e rischio elevato, che pesano sui mercati, sui trasporti e sulla vita quotidiana di milioni di persone.