GIAPPONE, STRETTA SUL TURISMO DI MASSA: ARRIVANO NUOVE IMPOSTE PER I VIAGGIATORI
Il Giappone corre ai ripari contro l’overtourism. Dopo anni di crescita record dei flussi internazionali, accelerata dal pieno ritorno dei viaggi post-pandemia, il governo e diverse amministrazioni locali stanno introducendo nuove imposte rivolte ai visitatori stranieri. L’obiettivo è duplice: contenere la pressione sulle destinazioni più affollate e reperire risorse per la tutela del patrimonio culturale e ambientale.
Città simbolo come Kyoto, Tokyo e Osaka sono in prima linea. Templi sovraffollati, trasporti sotto stress e quartieri storici trasformati in scenari da consumo rapido hanno acceso il dibattito pubblico. In risposta, le autorità stanno valutando o rafforzando tasse di soggiorno, contributi d’ingresso in aree sensibili e aumenti dei prelievi legati ai servizi turistici. Misure che, secondo l’esecutivo, non vogliono scoraggiare i viaggi, ma renderli più sostenibili.
Il Giappone non è nuovo a questo tipo di strumenti. Già in passato aveva introdotto una tassa di uscita dal Paese, destinata a finanziare infrastrutture e promozione turistica. Oggi però il contesto è cambiato: il numero di visitatori ha raggiunto livelli mai visti e l’impatto sulle comunità locali è diventato un tema politico. «Non si tratta solo di numeri, ma di qualità della vita», sottolineano le
autorità municipali, chiamate a gestire rifiuti, sicurezza e conservazione dei siti storici.
Le nuove imposte dovrebbero colpire soprattutto le aree più congestionate e i periodi di alta stagione, introducendo una logica di redistribuzione dei flussi. Una strategia che guarda anche al futuro, in vista di grandi eventi internazionali e di una popolazione residente sempre più anziana, meno tollerante verso il turismo incontrollato.
Il settore, pur con qualche resistenza, sembra prendere atto del cambiamento. Operatori e albergatori chiedono chiarezza e coordinamento nazionale, temendo un mosaico di regole locali. Per i viaggiatori, il messaggio è chiaro: visitare il Giappone resterà possibile, ma con un costo maggiore e una crescente attenzione al rispetto dei luoghi. Una sfida delicata, in equilibrio tra accoglienza e sostenibilità.