SCENDE IL TRAFFICO FERROVIARIO COLLEGATO AI PORTI

Il traffico ferroviario collegato ai porti italiani registra un calo significativo. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, il numero di convogli legati ai porti ha subito una flessione del 2,5%, mentre i chilometri percorsi dai treni sono diminuiti del 3,5%. I dati, raccolti da Rete Ferroviaria Italiana (RFI), evidenziano una tendenza negativa generalizzata, indicativo di un rallentamento complessivo dei collegamenti su rotaia tra porti e hinterland.
Tuttavia, non tutti gli scali seguono questa dinamica. L’eccezione principale è rappresentata dal porto di , che con 7.673 treni movimentati conferma la sua posizione di leader nazionale e mostra una sostanziale stabilità rispetto al 2024. L’analisi sottolinea come Trieste continui a rappresentare un punto di riferimento per la logistica portuale ferroviaria, dimostrando resilienza anche in un contesto di rallentamento complessivo.
Guardando al 2026, le prospettive non appaiono particolarmente incoraggianti.
Sul territorio nazionale sono attivi circa 1.200 cantieri sulla rete ferroviaria, fattore che limita la capacità di inversione del trend negativo. A questo si aggiunge la contrazione del traffico marittimo, influenzata dalle tensioni internazionali, tra cui le criticità nello Stretto di Suez e l’introduzione di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti. Questi elementi, congiuntamente, suggeriscono che il recupero dei flussi ferroviari portuali sarà probabilmente graduale e difficilmente rapido.
In questo scenario, emerge l’importanza di strategie mirate per sostenere la mobilità ferroviaria dei porti e migliorare l’efficienza logistica nazionale, evitando che le difficoltà infrastrutturali e le instabilità internazionali penalizzino ulteriormente il settore. La tenuta di scali come Trieste diventa così un indicatore chiave della capacità del sistema portuale italiano di affrontare sfide complesse e di mantenere una posizione di rilievo nel traffico internazionale.

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